Digitalizzare gli sprechi, l’inutile «dispersione» di energia all’inseguimento di qualcosa che non dà valore

Da più parti ormai si assiste ad una «corsa» affannosa verso industry 4.0 fatta di convegni, sistemi, percorsi. Il gioco dei superammortamenti polarizza l’attenzione sul «fare qualcosa», qualsiasi cosa, rischiando di fare diventare queste scelte solo delle mere decisioni di tipo contabile o fiscale.

Anche in questo caso ci può venire in aiuto la filosofia orientale. Esiste in giapponese una parola: «Baratzuki» che, come ricorda Masaaki Imai (il fondatore di Kaizen Institute), individua la «dispersione» delle informazioni, delle iniziative, delle energie.  Proviamo ad andare controcorrente ricordando un principio base di KAIZEN™: la distinzione tra valore e Muda.

Valore è tutto quello che il cliente è disposto a pagare, Muda è qualunque azione, o oggetto che non crea valore agli occhi del cliente. In questa ottica digitalizzare informazioni inutili non è altro che Muda.  Sono «fabricated data from people who don’t know to people who don’t care» come dice proprio Imai. Ovvero, dati costruiti da persone che non sanno per persone disinteressate.

Allo stesso modo automatizzare movimentazioni inutili è Muda, come lo è automatizzare processi inutilmente complessi. Per questo motivo la digitalizzazione deve seguire in sinergia il miglioramento continuo dei processi e la continua eliminazione dei Muda, senza anticiparla  «congelando» la dispersione, il non valore in costosi investimenti, anche se superammortizzati.

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