La Rivoluzione 4.0 parte dal basso: il percorso di Metalwork

4 Apr. 2018
 

 

 

Esistono tanti modi di intendere la rivoluzione 4.0. C'è la visione tedesca che guarda all'automazione finanziata come principale motore di cambiamento, la visione statunitense prettamente rivolta all'applicazione di tecnologie digitali su larga scala e poi c'è una terza visione che riporta l’uomo al centro, Back to people , con la sua capacità di individuare cosa ha valore e cosa no, di decidere e di valutare progetti e investimenti per eliminare muda e migliorare il servizio (e non su base fiscale), con la sua capacità di riconoscere il valore delle persone e creare un ambiente in crescita con opportunità di sviluppo per tutti.

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Ad adottare con successo quest’ultima interpretazione è la Metalwork di Concesio, leader italiana nel settore della pneumatica, fondata da un “imprenditore visionario” e dedito alla sua azienda come Erminio Bonatti, recentemente scomparso. La sede produttiva principale di Concesio, vicino Brescia, attualmente ha una forza lavoro di 400 persone, mentre la rete vendita in Italia e nel mondo conta 700 dipendenti con un fatturato di 170 M€.

 

«Noi adattiamo alle nostre esigenze strumenti e potenzialità, prendendo quanto ci serve e non innovando per il gusto di farlo - spiega Piero Ferretti, responsabile dell'industrializzazione e ingegnerizzazione di prodotto -. Una tecnologia può essere ritenuta utile se aiuta ad abbattere non solo i costi di produzione ma anche, e negli ultimi anni soprattutto, i tempi. Il fattore qualità non lo si considera, perché standard elevati sono la base minima dalla quale partire per poter competere».

 

Questo approccio all’innovazione segue perfettamente la Kaizen Way per Industry 4.0, infatti pone al centro l’eliminazione degli sprechi, la semplificazione dei flussi, la creazione di “operatori aumentati” e lo sviluppo di ciò che porta valore per il cliente.

Una rivoluzione non ha sbocchi se non è a portata di uomo «e se non parte dal basso. Non serve a niente cambiare se chi lavora non condivide, non capisce o non è in grado di gestire le novità». È una visione figlia di un'intensa applicazione dei principi Kaizen. Automazione flessibile nella logistica interna e magazzino, strumenti ottici per valutare gli standard di prodotto, interconnessione tra le diverse postazioni di lavorazione.

 

E il percorso continua. «Stiamo valutando la possibilità di inserire in azienda i cobot, diventati anche economicamente molto accessibili - conferma Ferretti, alla guida di un team di circa venti persone (Metalwork ha circa un migliaio di addetti, oltre 350 nello stabilimento Valtrumplino) -. C'è un progetto in corso, per capire quali vantaggi queste macchine potrebbero apportare e come potrebbero interagire con gli operatori». Un laboratorio continuo di organizzazione industriale.

 

Ma la digitalizzazione in chiave Metalwork è fatta anche di no e di scelte. «Per quanto ci riguarda non è possibile applicare la manifattura additiva su larga scala - spiega il responsabile dell'industrializzazione -. Utilizziamo la stampa 3D unicamente in fase di progettazione. Creiamo grandi lotti di prodotti, personalizzabili fin nei minimi particolari dai clienti, e l'additive manufacturing va bene solo per la realizzazione di piccole quantità».

 

È questa la peculiarità del gioiello nato dal sogno di Erminio Bonatti, un'azienda che ha scoperto di potersi non porre limiti solo dopo aver scoperto di averli.

 

 

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